La capacità di pianificare lo sviluppo futuro è tra gli elementi più rilevanti nel governo dell’impresa. In tale contesto assume particolare rilievo il piano industriale, strumento con cui l’impresa definisce le proprie linee strategiche e valuta, in prospettiva, la sostenibilità economica e finanziaria del proprio modello di business.
In questo quadro è utile comprendere le principali analogie e differenze tra il piano industriale e il piano di risanamento, strumenti strettamente collegati ma caratterizzati da finalità e contesti applicativi differenti.
Il piano industriale si articola in due componenti principali. La prima è di natura strategica e consente di analizzare le tendenze evolutive del settore di riferimento, nonché il posizionamento competitivo attuale e prospettico dell’impresa rispetto ai concorrenti. La seconda è di natura economico-finanziaria e consente, sulla base di dati attendibili e di assunzioni ragionevoli, di tradurre la strategia delineata in proiezioni quantitative, consentendo di valutare gli effetti attesi delle scelte strategiche nel tempo.
Idealmente, il piano industriale non dovrebbe essere redatto soltanto in occasione dell’avvio di un’iniziativa imprenditoriale, ossia nella fase di start-up, ma costituire uno strumento da utilizzare con continuità nella gestione aziendale. In questa prospettiva esso assume anche una funzione di supporto al monitoraggio dell’adeguatezza degli assetti amministrativi dell’impresa, contribuendo a individuare tempestivamente eventuali segnali di crisi derivanti da scelte strategiche potenzialmente rischiose o non adeguatamente ponderate e a verificare nel tempo la continuità aziendale attraverso un opportuno set di indicatori economico-finanziari.
Proprio in virtù della sua capacità di proiettare nel futuro la gestione economico-finanziaria dell’impresa e di valutarne la sostenibilità, il piano industriale assume un ruolo ancora più rilevante quando l’azienda si trova ad affrontare situazioni di difficoltà, come nel caso in cui sia chiamata a predisporre un piano di risanamento volto al ripristino dell’equilibrio economico e finanziario e al riassetto della propria esposizione debitoria.
Il piano di risanamento presenta un contenuto più ampio rispetto a quello industriale. Esso comprende, tra gli altri elementi, la rappresentazione della situazione debitoria dell’impresa, la descrizione delle cause e dell’entità dello stato di crisi o di insolvenza e l’individuazione delle strategie di intervento necessarie a ristabilire condizioni di equilibrio.
Il piano industriale costituisce tuttavia una componente imprescindibile del piano di risanamento, poiché è compreso nel contenuto minimo di quest’ultimo. La credibilità di un percorso di riequilibrio economico-finanziario e di soddisfacimento delle esposizioni debitorie non può infatti prescindere dalla capacità di dimostrare che l’impresa, attraverso un nuovo posizionamento strategico, adeguate scelte gestionali e solide proiezioni economico-finanziarie, sia in grado di ridisegnare il proprio assetto produttivo e di tornare a generare livelli positivi di marginalità e redditività.
La predisposizione di un piano di risanamento e di un piano industriale realistico e attuabile richiede spesso competenze multidisciplinari e una visione integrata degli aspetti strategici, economici e finanziari dell’impresa. In questa prospettiva, la qualità della pianificazione economico-finanziaria diventa un elemento decisivo per accompagnare le imprese nella definizione di percorsi credibili di riequilibrio e per verificare, in chiave prospettica, la sostenibilità della continuità aziendale.
